Appunti: la ricerca non muore nell’ambiente espositivo

Appunti: la ricerca non muore nell’ambiente espositivo

Ricerca:

Ricerchiamo ciò che non può essere trovato fuori di noi. Frase semplice che rende tanto un’idea. E’ forse la ricerca qualcosa esplicitamente collegata ai sensi?

Non intendo il suo risultato, ma precisamente il processo di ricerca. Esistono invece degli scalini nella ricerca che producono un risultato percepibile, ma tendono a sfaldarsi prontamente per non lasciare solo spazio ad appagamento. Nel mio breve percorso di cieco ricercatore, ho avuto un solo raro riscontro oggettivo: la commozione collegata ad un senso di vuoto.
Penso che l’artista ( tale nome diamo convenzionalmente ad una tipologia di ricercatore) decida di esporre i risultati della sua ricerca per due motivi dimensionalmente distanti che alimentano l’ampio respiro della sua sofferenza:

  • appagamento del bisogno di riconoscimento \/
  • condivisione col fruitore della compassione verso se stesso /\

Morte*:

Che è il culmine della respirazione. la ricerca termina. il fuoco si estingue. Di li a poco scompare la commozione, si riduce lo spazio vuoto fino ad essere colmato completamente da sostanza densa, monolitica, che potremmo individuare con: l’artista stesso.

*In alternativa, la tessitura \/ /\ viene miracolosamente mantenuta viva \/\

Ambiente espositivo:

L’unico ambiente esposivo funzionale all’evoluzione della ricerca è di tipo \/\ cioè vitale. Esso moltiplica il paradigma: vita mea vita tua
Non sostiene la dinamica del fruitore che uccide l’opera d’arte o vice versa l’opera d’arte che uccide il fruitore.
L’ ambiente espositivo deve necessariamente contenere tutte le tre componenti: percezione \/ ricerca\/\ risultato/\ al quale corrispondono fruitore\/ vuoto\/\ opera artistica/\. Deve contenerle nello stesso momento.

Bacco Artolini Ravenna 16/06/22

Videopoem – un pianto. Ravenna 2022